Un’icona può essere tale su vari fronti, come nel caso di Vivienne Westwood: stilista e attivista che “ha inventato il punk”. Con la fine della Milano Fashion Week, in cui il brand torna a sfilare dopo aver dato la precedenza a quella di Londra, ripercorriamo la vita e le peculiarità di uno dei capisaldi della moda internazionale.

La nascita di un’icona nella vita e nella moda
Vivienne Westwood, nata Vivienne Isabel Swire nel 1941, ha segnato pagine importanti non solo per la moda. Anarchica con grande senso del riciclo e del risparmio e anticonformista, vuole prendersi cura dei capi: renderli unici, emblematici, personalizzabili, in poche parole, speciali. Incita anche le persone a riparare e riciclare gli abiti – elemento rivoluzionario per chi lavora nella fashion industry. Con lei questa caratteristica diventa emblema del punk.
Prova a intraprendere la carriera come insegnante mentre crea gioielli da vendere sulle bancarelle e sposa Derek Westwood con un abito cucito da lei stessa ma non ancora ultimato: infatti, aveva addirittura lasciato gli spilli attaccati. Fanno un figlio, Ben, ma subito dopo decidono di lasciarsi, soprattutto perché Vivienne sostiene di non star imparando niente dal marito, ritrovandosi in una relazione che non le sta permettendo di maturare.
Vivienne si trasferisce con Malcolm McLaren e con lui apre il negozio Let it rock a Londra. I capi d’abbigliamento proposti dal negozio sono ribelli: catene, borchie, lamette, spille da balia, kilt strappati, indumenti neri e grintosi.

È la svolta per la gioventù inglese, che così esprime al massimo la propria creatività. Il negozio è una dichiarazione d’intenti ed emblema di un mondo nuovo. Vivienne e Malcolm diventano i paladini di una vera e propria filosofia di vita ribelle e originale, in grado di creare bellezza dal caos. Se incollare ossa di pollo incatenate su una t-shirt nera in modo da formare la parola ROCK può sembrare un po’ creepy, per Vivienne e Malcolm fu invece un vero e proprio atto rivoluzionario.

Vivienne resta incinta del figlio Joseph. La coppia voleva inizialmente rinunciare al bambino, ma Vivienne, con il denaro che le sarebbe servito per interrompere la gravidanza, decide invece di comprarsi un cappotto: insomma, ha deciso di tenerlo. La prima cosa che fecero i genitori quando il piccolo venne alla luce fu andare alla riunione del Partito socialista operaio.
Tessere moda e musica
Nel 1974 il negozio cambia nome in Sex per via dello stile sexy e che rimanda al bondage: la coppia voleva aiutare gli strani ad affermarsi. Nel negozio si vestono star del rock importanti, come i Sex Pistols, di cui Malcolm diventa manager mentre Vivienne si occupa dei loro look. L’idea è quella di distruggere la conformità e ribellarsi, creando delle vere e proprie icone. Vivienne incoraggia anche i clienti stessi a farsi da sé i vestiti, poiché i prezzi del negozio diventano sempre più elevati.

I Sex Pistols però si sciolgono: Sid Vicious uccide la fidanzata Nancy Spungen e Malcolm scappa a Parigi. Vivienne prende le distanze dal movimento punk. Senza soldi e con due figli, riprende a studiare, affermando che “la storia è l’unico rimedio alla deriva nella quale siamo finiti”. L’arte sopravvive e i libri sono gli strumenti della rivoluzione. Si appassiona ai pirati e porta in passerella il new romantic: catene d’oro, corsetti, plateau, gorgiere, pizzi e volant. Fonde di nuovo musica e moda, vestendo Spandau Ballet, Duran Duran e i Depeche Mode.

Conosce lo studente Andreas Kronthaler, che sposa nonostante la sua giovane età. Vivienne possiede molta autostima e non se ne preoccupa. Gli cede le redini dell’azienda e il loro rapporto è solido. Lui stesso la definisce la sua musa. Reintroducono la lingerie a vista, la silhouette a clessidra, il tartan – ricordiamo il Westwood MacAndreas – e il tweed.
Un simbolo culturale per l’attivismo
Il Victorian and Albert Museum le dedica una prospettiva spettacolare e la serie tv Sex and the city la omaggia con il celebre abito da sposa di Carrie. Vivienne diventa Ufficiale e Dama di Commenda dell’Impero britannico. È citata anche nel manga e anime Nana: i protagonisti indossano e ammirano i suoi capi, ispirandosi alle star che lei stessa ha vestito, ricordandoci quanto lo stile affermato da Vivienne Westwood rimanga simbolo tuttora attuale di anticonformismo e originalità.

Vivienne Westwood è sostenitrice di cause come il disarmo nucleare e attiva per la sensibilizzazione riguardo il cambiamento climatico. Riesce da sempre a fondere moda e politica e in questo, il ruolo di stilista le ha permesso di gridare e protestare per ciò in cui crede. I suoi abiti rappresentano strumenti di propaganda e simboli di stile. Vivienne vuole salvare il mondo: promuove la moda etica, il vegetarianismo, i diritti LGBTQ+ e prende parte e svariate organizzazioni non governative e iniziative, ufficializzandosi come attivista.
Muore a Londra nel 2022, lasciando un’eredità di stile importante, oltre che modelli e strumenti di autoaffermazione. Vivienne Westwood è ricordata e celebrata non solo attraverso le sfilate che ancora promuovono i suoi vestiti, ma anche e soprattutto nel momento in cui le stesse battaglie da lei combattute continuano tuttora ad essere portate avanti.

Lascia un commento