Non è una novità che in paesi come gli Stati Uniti d’America svariati testi vengano ancora messi all’indice dei libri proibiti. PEN America ne fornisce una lista in costante aggiornamento. Tuttavia, vietare la lettura di libri che hanno il potere di mettere in discussione il sistema istituzionale impedisce anche lo sviluppo dell’autonomia culturale e del pensiero critico dei singoli. Si combatte, quindi, la possibilità di influenza con l’abuso di potere.
Spesso, i testi posti all’indice sono storie amate da milioni di lettori e in cui essi si identificano, raccogliendo spunti sulla realtà e sul proprio mondo.

Il caso dei libri di Sarah J. Maas
Sarah J. Maas è l’autrice di saghe romantasy di successo, tra cui La corte di rose e spine e Il trono di ghiaccio. I romanzi di Maas sono stati messi all’indice in alcuni stati USA per contenuti ritenuti sensibili e osceni, tra cui sessualità, violenza e complesse dinamiche relazionali tra i personaggi e i mondi che abitano.
Il risultato di una tale censura da parte di una minoranza, col pretesto di proteggere i più giovani, è quello di creare una diffusa incomprensione e ignoranza relativamente a tematiche su cui i ragazzi dovrebbero essere informati. Inoltre, influisce sullo sviluppo creativo e immaginario delle persone, le quali hanno minori sbocchi di evasione dalla realtà.

Altro elemento da non sottovalutare è che i romanzi di Sarah J. Maas hanno un target specifico, in grado di creare e maneggiare i propri strumenti di comprensione della realtà, e per questo motivo non dovrebbero essere considerati inappropriati.
Effetti paradosso
Le tematiche per cui un libro viene messo al bando possono spesso e volentieri creare enormi fraintendimenti riguardo alla missione del testo, il suo messaggio, ovvero ciò che davvero intende davvero trasmettere. Additare una delle opere di Sarah J. Maas come “oscena”, fa sì che l’attenzione venga puntata soprattutto su punti sì importanti per la narrazione, ma meno importanti per il vero contenuto del libro e i suoi messaggi fondamentali. Se oscene sono le scene ad alto contenuto di violenza o erotismo, viene sminuita la riflessione circa l’abuso sessuale, e di conseguenza anche la formazione dell’autoconsapevolezza dei personaggi, che cresce insieme ai lettori.

Tuttavia, per conseguenza dell’effetto Streisand, proprio il veto può provocare curiosità nei confronti del libro, portando col passare del tempo alla canonizzazione del testo – Maas è già argomento di studi e ricerche anche universitarie, segno che il processo segue le orme di centinaia di libri che hanno subìto la stessa sorte prima dei suoi.
Chi decide quali sono gli argomenti tabù?
Il punto più importante della discussione sulla censura è: chi decide quali sono gli argomenti tabù? Perché un lettore non può scegliere cosa leggere?
La risposta porta ad una grande e importante riflessione che mette in dubbio le autorità. Le opere sono ree di un unico “crimine”: toccare temi sociali, emotivi e culturali, che fanno sentire a disagio una parte della comunità. È meglio evitare di parlarne? Questo amplifica la vergogna, l’inconsapevolezza e la guarigione culturale da traumi condivisi. Per esempio, le violenze subìte da Nesta Archeron – personaggio rilevante per i trauma studies – nella saga de La corte di rose e spine rappresentano una profonda metafora della violenza patriarcale, e proibire al pubblico, anche a quello più giovane, di leggerne l’evoluzione, impedisce di parlare e definire la cultura dello stupro.
Scrivere è una responsabilità, così come scegliere cosa leggere; per questo andrebbe rispettata l’autonomia culturale nello sviluppo e nella canonizzazione di libri e argomenti che non riguardano solo le parole scritte, ma l’intera società.

Riferimenti
Maas, S. J. 2018. La corte di spine e rose, (L. Desotgiu, Trans), Milano, Mondadori.
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